More 2020, quando le emozioni si possono toccare con mano

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Le sensazioni oniriche che si respirano nel film “Picnic at Hanging Rock” sono al centro della collezione di abiti da sposa “Déjà-vu” del brand Made in Sicily. Emozioni che si susseguono e che sono il leitmotiv di ogni singolo bridal dress di More 2020


Emozione. Può sembrare ovvio, ma indossare un abito da sposa sartoriale dona un’emozione senza precedenti. Ogni centimetro sembra disegnato addosso alla donna che lo sta indossando. Ogni stoffa riesce a far rivivere il sogno che fin da piccole tutte abbiamo sempre immaginato anche ad occhi aperti.

Perché i sogni esistono e non si devono chiudere nei cassetti. Anzi. Si devono lasciar uscire e trasformarli in realtà. Così, soltanto avendo questa certezza, ogni donna potrà sentirsi libera di vivere il suo, in un giorno bellissimo. E durante la celebrazione dell’amore, nel momento in cui due anime si fondono in un’unica soltanto, l’abito da sposa è quel plus ultra che riesce a far sentire la sposa una vera principessa.

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More 2020, la collezione Déjà-vu si ispira al film “Picnic at hanging rock”

Gli abiti da sposa More 2020 sono dei capolavori sartoriali. La stilista Morena Fanny Raimondo, giovanissima ma determinata, è nata con la passione per la moda ed il bianco mondo bridal. Una passione che giorno dopo giorno l’accompagna e le fa respirare, nel suo atelier di Palermo, un’aria sempre gioiosa.

E proprio lei, per il 2020, ha deciso di portare in scena tutte le sue emozioni. E ce lo ha raccontato mostrando tutto il suo cuore e trasformando ogni risposta in poesia. Una realtà magica che si respira soprattutto nella ricerca dei tessuti migliori che la stilista porta avanti ormai da anni, proprio come ha raccontato in questa intervista.

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Come nasce un abito More?
«Ogni mio abito racconta una storia e il suo valore aggiunto è la parte emozionale. Alla base c’è una ricerca e uno studio minuzioso di tessuti, linee e dettagli che si fondono tra loro dando vita ad un modello sartoriale Made in Sicily, interamente realizzato a mano».

Qual è l’ispirazione della collezione More 2020?
«L’idea di partenza della collezione 2020 è “Picnic at hanging rock”, un film iconico degli anni ’70, una di quelle pellicole d’essay che magari non ricordano tutti ma che ha cambiato fortemente l’immaginario collettivo in molti settori. A colpirmi è stata la sua natura onirica, il saper giocare con diversi piani della realtà, far diventare il desiderio femminile il motore di qualcosa che va oltre la ragione, per confondersi in una natura incontaminata che diventa sogno. Il sogno di un sogno, come se tutto quello che viviamo fosse un magico dejà-vu».

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Ed è proprio Deja-vu il nome della collezione. Perché lo hai scelto?
«Il nome è venuto in maniera naturale, perché penso che ogni abito sia un mistero da svelare, ma che trova la sua soluzione dentro l’anima di ogni donna, è la bellezza a svelare le nostre emozioni, come se tutto fosse già vissuto eppure nuovo, un eco lontanissimo che ci ricorda che il desiderio non è altro che la volontà di realizzare se stesse».

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Una collezione che si basa quindi sul lato emozionale.
«Proprio così. La collezione More 2020 sembra vivere in una sorta di dimensione sospesa, quella fra ciò che desideriamo e la sua concretezza, quell’attimo in cui di fronte alla bellezza di un oggetto ci rendiamo conto che era esattamente quello che stavamo cercando da sempre. È come se fossimo destinate ad essere lì in quel determinato momento, indossando l’abito che avevamo sempre desiderato e che era già in un angolo del nostro cuore».

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Dove troviamo i riferimenti al film nei bridal dress?
«Il riferitmento al film è molto presente: l’ambientazione della pellicola, ovvero il 1900, si trova nelle balze. Anche la data di uscita del film mi ha molto ispirato perché proprio gli anni ’70 sono simbolo di quella libertà conquistata dalle donne in quegli anni. Ho reinterpretato il tutto fondendolo in un dolce e profondo legame con la natura, pensato per donne dall’animo puro, capaci di andare incontro al proprio destino a piedi nudi, liberandosi di tante sovrastrutture e vestendosi solo di se stesse.
Anche i nomi degli abiti sono un riferimento al film, perché si rifanno ai personaggi della celebre pellicola: Marion, Blanche, Miranda, Edith, Sara, Hester, Lily,Irma, Greta, Dianne, Rose, Dora. 12 abiti che in ogni piega e ogni dettaglio raccontano storie».

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La collezione gode anche di una collaborazione speciale.

«Sì, con la fotografa di moda Stefania Paparelli. Mentre stavo realizzando la collezione ho inserito delle sue foto nel moodboard, e credo sia stato un segno del destino ricevere una sua proposta di collaborazione. Le ho raccontato del progetto e ha avuto quello slancio emotivo che mi piace ritrovare in altre donne ed è stato bellissimo confrontarsi nei mesi successivi. La musa della collezione, invece, è Mary Giunta, bellissima, autentica, sofisticata. Il make-up è stato curato da Francesco Paolo Catalano, l’acconciatura di Marika Caiola ed il video maker che si è occupato di filmare le nostre emozioni è Filippo Micciarelli».

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Abbiamo avuto l’onore di vedere in anteprima alcuni modelli, quando sarà svelata l’intera collezione?
«La collezione sarà online dal primo settembre 2019, ed è già visibile interamente nel nostro atelier di Palermo».

 

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