Nicole Fashion Group, Carlo Cavallo: “Così ho reso l’azienda internazionale”

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Parla il presidente della maison di abiti da sposa firmati Alessandra Rinaudo: «Bisognava uscire dal torpore dell’artigianalità italiana»

di Paola Pizzo

Lungimirante, brillante, con i piedi per terra ma con la mente proiettata sempre al prossimo obiettivo da raggiungere. E oltre che imprenditore di successo con la sua Nicole Fashion Group, è anche marito e padre perfetto, legato a doppia mandata alla moglie e stilista Alessandra Rinaudo e ai loro tre figli.

«Curiosità e ambizione sono ciò che mi guidano, da sempre», confessa Carlo Cavallo. Ma sul successo della sua italianissima azienda di Moda Sposa – presente in 52 Paesi e che oggi conta circa 150 dipendenti diretti e oltre 100 collaboratori nel mondo – non ha dubbi: «Ho subito compreso che bisognava uscire dal torpore dell’artigianalità italiana e diventare quella realtà industriale strutturata che qui mancava».

Pochissimi giorni fa, ha scritto sul suo profilo Facebook «Ogni traguardo è una nuova partenza». Cominciamo proprio da qui: Nicole Fashion Group è appena entrata nel progetto Élite di Borsa Italiana, quali scenari si aprono adesso?
«Élite è un progetto rivolto ad un numero selezionato di aziende che desiderano crescere e confrontarsi con un mercato economico di livello sempre più alto. Per riuscire a farne parte abbiamo dovuto soddisfare certi livelli qualitativi, sia in termini finanziari che di strategie di marketing e, ancora, organizzazione gestionale dell’azienda e dei suoi dipendenti. Nicole Fashion Group, negli ultimi 4 anni, ha registrato e sostenuto una crescita del 35%. Adesso, il progetto di Borsa Italiana ci permetterà di migliorare ancora, da un punto di vista di modus operandi gestionale, sul fronte economico e nell’organizzazione della struttura interna: l’obiettivo, infatti, è attrarre investitori, soprattutto dall’estero».

E lo scorso maggio era stato il Financial Times ad inserirvi tra le aziende europee con un più rapido tasso di crescita del fatturato, raggiunto tra il 2012 e il 2015. Qual è la politica aziendale messa in atto – nel corso degli ultimi 20 anni – per arrivare a tutto questo?
«L’azienda esiste da vent’anni, ma Nicole Fashion Group è nata circa dieci anni fa. Credo proprio che la forza per crescere così tanto – e in un tempo abbastanza veloce – stia nel perfetto connubio creativo ed imprenditoriale che siamo Alessandra ed io. C’è da dire, inoltre, che quando sono entrato in questo mondo, mi sono accorto immediatamente di quanto tutto fosse “artigianale”: mancava l’imprenditorialità, così come intesa dalle grandi aziende internazionali e dal mercato globale; insomma, ho subito compreso che bisognava uscire dal torpore dell’artigianalità italiana e diventare una realtà industriale strutturata e con un business plan di crescita a medio e lungo termine. Curiosità e ambizione ciò che mi guidano, da sempre».

Quando e come ha capito che voleva aiutare Alessandra ad inseguire il suo sogno?
«Ci siamo conosciuti quando avevamo 16 anni, a 21 ci siamo sposati e a 27 anni avevamo già i nostri tre figli (Aurora, Nicole e Francesco, ndr). Siamo cresciuti, contemporaneamente, come azienda e come famiglia, con ambizione ma anche con sacrifici. La forza, come le dicevo, è stato l’aver compreso cosa mancasse nel mercato italiano: sono andato in giro per il mondo, mi sono accorto che ovunque si faceva impresa, mentre qui in Italia tutto era relegato all’ambito dell’artigianalità. E così, ho creato impresa lì dove non c’era».

È fuori dubbio che, alla prova del camerino, gli abiti da sposa Nicole e Alessandra Rinaudo siano richiesti da ogni futura sposa. Al pari, ormai, di altri grossi brand internazionali. Come la fa sentire?
«Otto future spose su dieci chiedono uno dei nostri capi. Pochi giorni fa, mi è stato detto: “Carlo, adesso che è nel momento più fortunato della sua azienda, dovrebbe anche un po’ godere dei frutti”. Beh, tutt’altro! Questo è il momento della mia vita imprenditoriale in cui sono più autocritico, perché è il momento in cui tutti aspettano di vedere fin dove siamo capaci di arrivare».

Insomma, punta alla perfezione. Ma esiste?
«So bene di non essere perfetto, ma ogni giorno provo a diventarlo. Probabilmente alla fine non ci riuscirò, ma almeno sono certo di averci provato. Bisogna avere l’ambizione di arrivare: io ce l’ho e i miei dipendenti anche. Ho sempre pensato in grande, pure quando la Nicole era una piccola realtà; non ho mai aspettato di evolvermi senza strutturare l’impresa, passo dopo passo; non ho mai pensato di vendere all’estero senza un back office in grado di parlare almeno 9 lingue: insomma, ho anticipato i percorsi e oggi il brand è presente in 52 Paesi, abbiamo eliminato ogni forma di carta e trasportato tutto su piattaforme tecnologiche digitali».

Tra le strategie, anche quella di coinvolgere parecchi volti noti del piccolo e grande schermo, ospiti della vostra passerella annuale che apre, di fatto, il calendario delle sfilate della Moda Sposa. Perché questa scelta?
«Nel 2018 la faremo nuovamente il 25 marzo a Roma; siamo i primi, a livello mondiale, a presentare la propria nuova collezione Bridal. Questo sarà l’anno in cui registreremo il più alto numero di presenze straniere: Australia, Cina, America e Sud America, crediamo proprio di fare l’en plein. La cosa che ci inorgoglisce di più, però, è che i clienti vengono per partecipare alla festa: in Nicole non si è perso l’aspetto umano, ci si vuole bene e non si guarda solo ai prodotti e al marketing».

A proposito di presenze straniere, quanto valore ha ancora il Made in Italy?
«Il Made in Italy resta, senz’altro, il più ambito; ma il mondo si è evoluto talmente velocemente che i buyers esteri hanno abbandonato il mercato italiano proprio per quella mancanza di imprenditorialità – e dunque di credibilità – di cui dicevo prima. Non ci si può confrontare con l’estero senza parlare la lingua del proprio interlocutore o non essere perfetti nelle spedizioni, ad esempio».

Investe moltissimo anche sul futuro dei suoi figli: qualcuno di loro è interessato a portare avanti il lavoro avviato da lei e sua moglie?
«Francesco si sta laureando in Medicina. La piccola, Aurora, sogna e si muove per diventare chef. Nicole, invece, è colei su cui puntiamo per il futuro dell’azienda: sta studiando Management alla Bocconi, a 22 anni ha già girato quasi tutto il mondo ed è il mix perfetto di quello che siamo Alessandra ed io. L’anno prossimo sarà lei a portare un’ondata di freschezza alla Nicole, ma di più non posso dire».

 

 

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