Eventi in crisi, il sottosegretario Villarosa: “Faremo di tutto per mantenere in vita il settore”

Dalle misure previste con il prossimo decreto Maggio ai 150 milioni di euro per il rilancio del Made in Italy all’estero, il sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa parla delle misure che il Governo mette in campo per sostenere il settore degli Eventi e del Turismo. Nessuna certezza sui tempi per tornare a festeggiare, ma “l‘obiettivo è cercare di mantenere in vita, in questa fase, quei settori più colpiti per consentire una ripresa veloce dopo“, dichiara. Ecco l’intervista completa rilasciata alla nostra redazione.  


Diminuzione degli oneri di sistema, interventi sugli affitti, liquidità immediata alle aziende e il rilancio del Made in Italy all’estero: sono queste le linee di intervento attraverso cui passa l’azione del Governo che, con il prossimo decreto Maggio, punta a sostenere anche il settore dei Matrimoni e degli Eventi. Più in generale, del Turismo.

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Un comparto che nelle ultime settimane ha alzato la voce, dando il via a petizioni, lettere aperte, raccolte di firme, con l’obiettivo di puntare i riflettori sulle reali esigenze di un’industria del Matrimonio letteralmente messa in ginocchio dall’emergenza Coronavirus. 

«L’obiettivo è cercare di mantenere in vita, in questa fase, quei settori più colpiti per consentire una ripresa veloce dopo», dichiara il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Alessio Villarosa. «Molti addetti del settore mi hanno scritto ed ho presentato tutte le richieste del comparto direttamente al Ministro». Sui tempi per poter tornare a festeggiare insieme, però, ancora nulla si può dire.

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Il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa

«Indicazioni e tempi certi per la futura ripresa dei matrimoni e degli eventi in Italia». Partiamo da qui, cioè da quello che chiede a gran voce un comparto che vive di programmazione.    

«Gli eventi riprenderanno quando saranno pronte le valutazioni e la rielaborazione delle nuove modalità di convivenza, considerata la necessità di mantenere un distanziamento sociale, contemperandola però con le esigenze economiche e personali. Non dimentichiamo che per fronteggiare la pandemia, questo Governo ha dovuto comprimere le nostre libertà fondamentali più preziose e faremo di tutto per tornare a una normalità, per quanto rimodulata, senza passi falsi».


In queste ultime settimane sono partite diverse petizioni e raccolte di firme. Avete ricevuto richieste formali di intervento da parte degli operatori del settore? 

«Confermo. Molti addetti del settore mi hanno scritto ed ho presentato tutte le richieste del comparto direttamente al Ministro. Nei nuovi provvedimenti che stiamo per varare, il cosiddetto “decreto Aprile” (ormai decreto Maggio, ndr), ci sarà molta attenzione al comparto turistico-ricettivo e del turismo. L’obiettivo è cercare di mantenere in vita, in questa fase, quei settori più colpiti per consentire una ripresa veloce dopo la fase acuta». 


Restando proprio sulla questione “aiuti”, tra le richieste più comuni ci sono: accesso a finanziamenti a fondo perduto, la sospensione delle cartelle esattoriali e dei tributi per il 2020, prolungamento della cassa integrazione dei dipendenti o comunque misure a sostegno di essi. Accoglierete qualcuna delle loro proposte? Quali?

«Con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” abbiamo approvato parecchie misure per sospendere quasi tutti i pagamenti delle aziende, ma anche la sospensione dei titoli di credito, dei protesti o le constatazioni fino al 30 aprile, che cercheremo di prorogare. Nel prossimo decreto stiamo predisponendo anche altri interventi come: la diminuzione dei costi fissi – ovvero gli “oneri di sistema” – delle bollette per quanti hanno avuto la propria attività chiusa; interventi sugli affitti perché, è evidente, che con l’attività chiusa quell’affitto deve essere in parte ristorato. Ed inoltre, con la definizione degli accordi a livello europeo, finalmente riusciremo a sbloccare interventi più concreti ed importanti per la liquidità immediata soprattutto per le aziende, intervenendo con finanziamenti a fondo perduto e linee di credito agevolate e veloci di lungo periodo».


Molti brand, più in generale le aziende produttrici, lavorano con l’estero. Cosa ha messo in campo il Governo per l’Export?

«Con riferimento all’export, con il decreto “Cura Italia”, sono stati previsti:

  • credito all’esportazione garantito dallo Stato in settori colpiti dall’emergenza sanitaria per operazioni nel settore crocieristico tramite Sace;
  • 150 milioni per il rilancio del Made in Italy all’estero attraverso una campagna straordinaria di comunicazione a sostegno delle esportazioni italiane, sostegno all’internazionalizzazione nei settori colpiti dall’emergenza Covid-19 e il cofinanziamento di iniziative di promozione dirette a mercati esteri;
  • voucher per chi ha perso vacanze o eventi mediante rimborso dei contratti di soggiorno, titoli di viaggio e pacchetti turistici, nonché di biglietti per spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, e di biglietti di ingresso ai musei e agli altri luoghi della cultura».

Per chi si occupa di Destination Wedding, settore ancor più penalizzato con i fatturati davvero ridotti all’osso per via dell’impossibilità di spostarsi da una Paese all’altro, ci sono direttive e/o interventi mirati?

«Sicuramente il fenomeno del Destination Wedding Italy sarà fortemente costretto dalla pandemia. Con i provvedimenti attuati abbiamo prima sospeso tutti i pagamenti delle aziende, poi cercato di dare liquidità quasi immediata e a breve dovremmo inserire anche i ristori per i danni subiti in questo periodo, proprio per permettere a tutte le aziende di non restare indietro con i pagamenti. Superata questa fase sono sicuro che il nostro Paese, che per bellezze è unico al mondo, saprà certamente tornare ad essere attrattivo».


Parliamo degli assembramenti e, soprattutto, della loro gestione. E’ pensabile, proprio in vista della ripresa, di costituire e lavorare in sinergia con una task force di professionisti del settore Eventi e Matrimoni – che conoscono realmente le esigenze di certe tipologie di eventi – per mettere a punto delle vere e proprie linee guida, “istruzioni d’uso” che l’intero comparto dovrà seguire una volta che si ritornerà al lavoro?

«La collaborazione con tutte le realtà produttive è essenziale al fine di adottare linee guida nazionali, che fissino però regole di carattere generale per la riapertura secondo fasi ben precise e graduali, lasciando eventualmente un ristretto margine di autonomia alle Regioni per contemplare le singole specificità. Le task force costituite per la fase 2 hanno il compito di effettuare un’analisi che tenga conto anche dell’impatto che la riattivazione di uno o più settori comporta nell’aumento di occasioni di aggregazione sociale per la popolazione. È evidente, infatti, che nell’ambito della tipologia di lavoro che prevede contatti con soggetti “terzi”, ve ne sono alcuni che determinano necessariamente la riattivazione di mobilità di popolazione e aggregazioni di una certa entità, come appunto le cerimonie nuziali.  In tali contesti andrà attentamente valutata la tipologia di aggregazione ed il suo grado di “controllabilità”».


Se il comparto del Wedding fosse riunito in un’unica associazione, comunque rappresentato da una di categoria, quanto questo potrebbe agevolare le interlocuzioni con il Governo e i suoi rappresentanti?

«Sicuramente ogni settore produttivo presenta peculiarità di cui bisognerà tenere conto e l’interlocuzione con soggetti ampiamente rappresentativi delle varie categorie produttive faciliterà il compito dei decisori politici. Quindi sì direi proprio di sì, favorirebbe di gran lunga le interlocuzioni con la politica».

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