Sergio Sarnicola, uno sguardo sulla fotografia che unisce l’estetica e la direzione del cinema e della moda a un approccio documentario.
Il suo è un racconto pensato per restituire ciò che accade durante il matrimonio con una naturalezza frutto di una preparazione che non lascia nulla al caso, anche quando lo scatto incarna il tratto della spontaneità.
Sergio Sarnicola ci conquista con la sua fotografia di matrimonio che unisce tante visioni che rappresentano il frutto del suo percorso come artista di immagini.
Nelle sue fotografie nulla appare forzato: la luce, la composizione e la complicità tra gli sposi sembrano essersi allineate in modo del tutto naturale. In realtà, dietro quell’apparente semplicità c’è una regia discreta: una leggerezza che nasce da una conoscenza costruita con anticipo, da una guida salda e da una presenza che sa quando farsi notare e quando rimanere a lato della scena.
Per Sergio il racconto della giornata è come un vero e proprio storyboard, che nulla lascia al caso. Il suo è senza dubbio l’occhio di uno sguardo cresciuto tra cinema, pubblicità e moda, portato dentro la fotografia di matrimonio. Questo percorso si coglie perfettamente nelle sue immagini, ma si capisce ancora meglio ascoltandolo dalla sua viva voce.


Dal cinema al matrimonio: il percorso di Sergio Sarnicola
«Ho iniziato a fotografare in pellicola, mentre studiavo cinema al DAMS di Bologna. Il mio sogno in effetti era diventare regista, per poter raccontare storie attraverso la macchina da presa. Mi affascinava tutto di quel mondo, ma con gli anni ho compreso che il cinema era una macchina complessa in cui poco era lasciato alla decisione del singolo. Mi sono avvicinato alla fotografia proprio per questo: per raccontare quelle stesse storie in maniera più immediata e diretta, dietro l’obiettivo di una fotocamera».
La fotografia, dunque, gli ha permesso di raccontare le stesse storie con quello sguardo indagatore ispirato dal cinema di Antonioni: inseguire attimi ed espressioni restando il più discreto possibile. Essere presente senza farsi notare è ancora oggi uno dei suoi tratti distintivi.
E poi arriva anche la parentesi milanese tra pubblicità e moda. Un set dove tutto va diretto, i soggetti, le pose, la luce. Ed è dalla complicità con chi sta davanti all’obiettivo che nascono proprio quelle immagini che lui stesso definisce editoriali, perché potrebbero letteralmente stare sulle pagine di una rivista.

«La fotografia di matrimonio non rientrava nei miei piani», racconta, «finché un
amico un giorno mi ha mostrato il lavoro di alcuni colleghi che stavano
compiendo una vera e propria rivoluzione nel genere e ho capito di poter portare
lì dentro tutto quello che avevo imparato, dal cinema in primis e dalla moda
dopo».
Sergio Sarnicola oggi lavora principalmente tra Verona, il Lago di Como e la Toscana, ma si sposta ovunque ci sia una storia da raccontare, in Italia e all’estero. Il suo è un percorso nella fotografia costruito su due binari paralleli: la formazione continua e la produzione sul campo. Quest’ultima è certamente la componente principale, quella in cui scattano l’adrenalina e il desiderio di creare qualcosa di unico. Tuttavia, secondo Sergio, la formazione deve accompagnare un professionista per tutta la vita. Oltre al talento, è il metodo che fa la differenza tra una semplice immagine e uno scatto dietro al quale si può cogliere uno sguardo consapevole.
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Fotografia di matrimonio tra spontaneità ed eleganza: lo stile inconfondibile di Sergio Sarnicola
Stile Editoriale, Fotografia Fine Art, Reportage: sono etichette comode, utili a comunicare all’esterno ciò che si ambisce a creare, ma che da sole non esprimono la complessità della professione di fotografo. Quando Sergio parla di stile editoriale, ad esempio, pensa a una parte precisa del suo lavoro: quella in cui può esprimere la propria visione e plasmare ciò che ha davanti all’obiettivo, invece di registrare semplicemente l’attimo.
Quando questo accade, gli sposi rivedono le loro fotografie e restano un istante senza parole: «Wow, ma siamo davvero noi?». Immagini che restituiscono un’idea di bellezza più alta e raffinata, che comunque appartiene a loro, anche se il merito è certamente dell’occhio che l’ha saputa cogliere ed elevare. Gli sposi amano questa parte del lavoro di Sergio Sarnicola, perché a chiunque piace sentirsi protagonista di un set, almeno una volta, almeno quel giorno. Ma tutto deve restare naturale, senza alcuna imposizione scenica.


Il risultato? Scatti spontanei ma sapientemente studiati, frutto di una strategia che permette di regalare agli sposi quella discrezione da cui vengono fuori le immagini più belle ma soprattutto reali. «Un professionista deve capire esattamente quando farsi avanti, prendere per mano gli sposi e guidarli con sicurezza verso la realizzazione di immagini che, da sole, non si creerebbero, ma deve anche sapere quando rendersi invisibile, per lasciare spazio all’intimità del momento».


Le fonti di ispirazione di Sergio Sarnicola sono principalmente quattro, e sono tutti fotografi che provengono dal mondo della fotografia di moda e ritratto: Peter Lindbergh, che toglie ai volti iconici l’aura solenne per mostrarne l’umanità, imperfezioni comprese. Steven Meisel, per il rigore della composizione. Bruce Weber, per l’energia dei corpi nello spazio. Infine, Mario Testino, per un’eleganza senza tempo. Per quanto riguarda la fotografia di matrimonio, invece, Sergio ha sempre guardato con ammirazione ai lavori di Gianluca e Mary Adovasio, che considera un punto di riferimento nel panorama italiano.

Prima del sì: come nasce la sintonia tra Sergio Sarnicola e gli sposi
Sergio Sarnicola ci racconta una fotografia fatta di emozioni e costruita sulla relazione, quella tra chi scatta e chi posa. Tutto comincia prima del matrimonio: «In genere intuisco subito chi ho di fronte, spesso già da una foto o dal profilo Instagram. Molte coppie iniziano a seguirmi prima ancora di scrivermi, quindi si parte da un interesse reciproco. Se la prima richiesta via mail è troppo formale o fredda, propongo sempre una videochiamata conoscitiva. Una volta confermata la data, ci si risente una o due volte per definire i dettagli».


Tutto l’iter conoscitivo punta a un solo risultato: che la mattina delle nozze nessuno si senta davanti a uno sconosciuto e che la relazione con il fotografo sia il punto di arrivo di una sintonia già costruita durante i mesi precedenti.
Tra preparativi e cerimonia: la routine fotografica di Sergio Sarnicola
Il giorno delle nozze comincia dai preparativi, e Sergio dà loro molto spazio: sono carichi di emozioni vere e intime. Qui non interviene quasi mai. Si assicura solo che luce e sfondo siano puliti, perché il resto accade da sé e un intervento esterno rischierebbe di rovinarlo.

Poi la cerimonia, il momento più critico. Spazi ridotti, luci dure, altri operatori attorno. Qui la sua lunga esperienza si rivela fondamentale: mantiene la distanza giusta, cambia angolazione, si avvicina solo quando è opportuno o necessario.
«Non penso troppo a come viene percepita la mia presenza: cerco semplicemente di muovermi con il rispetto che la situazione richiede». Tutto ciò che occorre sia a favore di camera, come lo scambio degli anelli, è tra i pochi dettagli che Sergio concorda prima con gli sposi, affinché durante il rito niente venga interrotto. Il resto della giornata viene raccontato seguendo il naturale fluire degli eventi.

Ritratti di coppia e foto di famiglia al matrimonio: gli scatti must di Sergio Sarnicola
Quindici minuti per le foto di gruppo, durante l’aperitivo. Venti, trenta per i ritratti di coppia. Sono gli unici momenti in cui Sergio Sarnicola chiama a sé gli sposi. Poi si torna a lasciare che la giornata accada.
Ma in quei pochi minuti si decide molto. La prima mossa è il tempismo, la scelta del momento giusto: i ritratti di coppia vengono proposti solo dopo che gli sposi si sono rilassati e hanno bevuto un calice di prosecco assieme ai loro ospiti. Un po’ di tensione che scivola via, un po’ di allegria addosso. Il resto lo fa la fiducia costruita prima, la luce calda e avvolgente del tramonto che crea intimità senza fatica, e la voce di chi guida, calma e accogliente: «Una presenza salda su cui fare affidamento», affermano le sue coppie.


Ed è qui che Sergio riconosce il proprio tratto identitario. Togliere l’imbarazzo e portare una coppia a scatti che non credeva possibili per sé. Frutto di una fiducia seminata nei mesi precedenti, capace di fiorire in pochi minuti, perché il fotografo è la persona che sta più a lungo accanto agli sposi, durante tutta la giornata. Il modo in cui li fa sentire cambia il risultato, la bellezza dello scatto.
Tra le immagini che non devono mai mancare, scambio delle fedi a parte, Sergio mette le fotografie con i propri cari. Il matrimonio è un rito che unisce le persone e non avere uno scatto curato con qualcuno che magari si vede di rado sarebbe un errore imperdonabile. Tutto il resto viene dopo: la riuscita di un racconto completo sta nel bilanciare la bellezza artistica con il valore affettivo di quei legami.

Andare oltre i cliché: il lavoro stilistico di Sergio Sarnicola
C’è un modo di annoiarsi in anticipo: fare ciò che ci si aspetta. Sergio Sarnicola si è innamorato della fotografia di matrimonio quando ha capito di poter rompere i vecchi cliché. E oggi, che ne vede nascere di nuovi, ha deciso di ignorare i trend del momento. Quando tutti propongono le stesse identiche inquadrature, a volte tecnicamente sbagliate, anche lo stile editoriale diventa una macchietta. «Andare oltre i cliché è un atteggiamento mentale, una coerenza che si riflette in ogni scelta sul campo».

Lo stesso vale per il racconto delle persone. Ogni matrimonio è una storia a sé, diversa dalla precedente e da quella che verrà. «Ogni tanto, nei momenti più emozionanti, mi commuovo anche io, anche se sul lavoro faccio di tutto per non darlo a vedere”: la fotocamera diventa così un filtro tra il fotografo e il mondo, che aiuta a camuffare l’emozione. Per Sergio non esiste un matrimonio più bello di un altro: “I matrimoni che porto dentro sono semplicemente quelli in cui la verità
di un legame profondo era evidente in ogni sguardo».
Più di un aneddoto spettacolare, restano dunque le sfumature umane. Una piccola tensione in famiglia, un rapporto complicato non svelato: anche questi aspetti sono autentici e vanno saputi gestire, perché la vita reale non è sempre una cartolina patinata, e spesso va fuori copione.


Scegliere il fotografo di matrimonio: i consigli di Sarnicola
Qual è l’errore che Sergio vede fare di più? «Scrivere a decine di fotografi alla rinfusa, senza aver guardato davvero i loro lavori». Lo dice senza giri di parole: «La scelta dovrebbe partire da ciò che quel fotografo sa raccontare e da come lo racconta. Troppo spesso, invece, si riduce a una mera questione di prezzo».
Il consiglio è guardare la persona dietro la macchina. Il suo linguaggio visivo, il suo gusto. Chiedersi se ci si identifica in quello sguardo, poi fare una videochiamata e parlarsi. Ed è un percorso a doppio senso: «Rifiuto gli incarichi quando capisco che per quella coppia potrei esserci io o un fotografo qualunque, così come chi arriva con elenchi infiniti di richieste troppo rigide e soprattutto chi non condivide i miei valori di fondo: empatia e rispetto reciproco».

Ciò che le coppie chiedono a Sergio Sarnicola è questo: immagini ricercate, eleganti, profondamente naturali. C’è chi conosce a memoria interi servizi, riconosce la luce, nota la scelta di un bianco e nero o di un’inquadratura particolare. In questi casi il fotografo capisce quanto gli sposi si fidino del suo occhio e lo vive come una responsabilità da onorare.
«Di colleghi bravi», dice, «ce ne sono tantissimi. La differenza la fa sempre lo sguardo: che cosa ciascuno sa trasmettere di sé e del suo modo di vedere la vita». La sua filosofia è limpida: fare il proprio lavoro con passione, senza dare mai nulla per scontato. Ci sarà sempre qualcuno che si rivedrà in quelle immagini e deciderà di affidare a lui il racconto del proprio giorno più bello. E come Sergio ama ripetere: «L’aspetto umano, dentro e fuori le fotografie, in fondo è l’unica cosa che conta davvero».




















