C’era una volta… San Valentino e l’Amore negli Anni ’90

Dalle musicassette con gli 883 agli squilli fatti dal Nokia 3310: amarsi negli Anni 90, quando WhatsApp e selfie non erano neppure un miraggio, San Valentino era una scritta sulla Smemo e le storie erano più d’amore che su Instagram

C’era una volta lo “squillo”, quell’accenno di chiamata da parte del ragazzo di cui eravamo perdutamente innamorate che significava, semplicemente, “ti sto pensando”. Quella telefonata che avremmo voluto ricevere (o fare) ma che gli operatori telefonici non permettevano, se non a costo di costringerci poi al primo Tabacchi più vicino per “fare la ricarica” (ricordo che la Vodafone si chiamava ancora Omnitel). Quel “drin” che, nel caso dei possessori di un Nokia 3310, significava l’interruzione dell’ennesima partita a “Snake”.

C’era una volta lo “squillo”. Ed era bellissimo, romantico e pulito. Ed era anche da silenziare, se il papà di turno – alle prese con le prime cotte della figlia – era un po’ più geloso del previsto.

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Oggi, nel giorno di San Valentino, pensando e fantasticando un po’ sull’Amore – senza scivolare né nel melenso né nel banale – ho deciso di ripensare soprattutto a come era ai miei tempi.

Sia chiaro, ne ho “appena” 33, ma sono cosciente che i “nuovi innamorati” di squilli e Nokia 3310, di ricariche telefoniche e gettoni per le cabine del telefono, di peluche Diddl e zaini Invicta/Seven tempestati di scritte Uniposca, non ne hanno idea. O quasi.

Perché non è l’amore ad essere cambiato, ma chi si innamora e chi ama. E i tempi, va da sé.

Basti pensare che il mio primo ballo è stato sulle note di “Snow on the Sahara” di Anggun e ben lontano dalla passione de “Il tempo delle mele”. E che ieri un mio amico (più giovane, neanche a dirlo) ha smorzato il mio ricordo romantico così: “Ma che sfigata, non hai ballato con – che so – A te di Jovanotti?!”. E no, caro amico mio, ancora non l’aveva scritta.

Già, perché l’amore ai miei tempi era quello delle musicassette da sentire nel walkman tornando da scuola: la musicassetta (poi cd) era uno dei regali più gettonati per San Valentino, con tanto di titoli di canzoni trascritti a penna e piccoli cuori disegnati in ogni spazio bianco rimasto libero. Oggi, se tutto va bene, nel picco massimo di glicemia, ti regalano una playlist su Spotify.

Negli anni Novanta, poi, l’amore passava dalla Smemoranda. Chi ha utilizzato mai il diario per segnare i compiti? Piuttosto, era un tripudio di dediche e frasi d’amore; c’era il disegno graffitaro del ragazzo – rigorosamente rapper – della scuola che non ti si filava di striscio; alla fine dell’anno le pagine erano a brandelli, ma non se ne buttava mai via un’edizione.

Adesso ci sono l’iPad, Siri, le note vocali e l’agenda elettronica per non dimenticare nulla. E per ricordarci di San Valentino, degli anniversari e dei compleanni c’è Facebook. E le storie più che d’amore sono su Instagram.

La mia generazione è di quelle che nei giorni “speciali” e il sabato pomeriggio si andava al cinema con i compagni e si stava vicini giusto il tempo di mangiare fino all’ultima delle Bomboniere Algida. Altro che popcorn dolci o salati, bianchi o colorati, caramelle gommose e gelatine da consumare – ognuno le proprie, guai a dividere! – in poltrone super confortevoli di cinema multisala.

C’erano una volta le lettere scritte a penna e la cui ultima riga recitava uno splendido “Ti amo”, i Baci Perugina e le dediche sui muri della scuola. Adesso, persino scrivere un messaggio di testo è roba da letterati e il #tiamo finale è rigorosamente con hashtag (per gli innamoratissimi si azzarda persino un #tuediopersempre). E se noi dovevamo fare i conti con punti, virgole e parentesi per raffigurare uno stato d’animo, ormai è l’era delle emoticon.

I Baci Perugina? Beh, ora sono personalizzati con le frasi delle canzoni di Emma Marrone, mentre io continuo a canticchiare “Come mai” di un Max Pezzali che si chiamava ancora 883.

A pensarci bene, la mia generazione è di quelle che Internet andava lento, faceva un gran casino e teneva occupato il telefono di casa; di quelle che altro che WhatsApp e Messenger, perché all’apice dell’evoluzione delle chat abbiamo avuto Msn.

La foto dell’innamorato era su pellicola, magari una di quelle di classe. I selfie (per noi era “buona la prima”) e le connessioni 24h 7 giorni su 7 non erano neppure un miraggio.

E poi, i tempi sono cambiati. E le persone pure. Ma l’Amore, quel sentimento capace di gioie inaspettate e dolori profondi (quando va male, purtroppo) no. Resta un regalo, sempre e nonostante tutto. Addirittura – ma di questo non ne sono ancora certa – più prezioso della Birkin di Hermés che mi sono regalata dopo l’ultima rottura! 

Buon San Valentino a tutti.
Amare è un diritto, la felicità anche. Non rinunciamoci mai.
Paola

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