Intervista a Chiara Vitale, nel suo atelier gli abiti da sposa sono come opere d’arte

La stilista è la creatrice di Atelier Kore, prezioso brand di Moda Sposa con sede a Milano. Tra i suoi capi più amati, ci sono senza dubbio quelli dipinti a mano


Abiti dall’anima delicata e contemporanea, proprio come quella della loro creatrice. Sono i capi della stilista Chiara Vitale, creatrice del brand di Moda Sposa “Atelier Kore”: uno spazio a pochi passi dalla centralissima piazza San Babila, a Milano. Un luogo discreto ma prezioso, uno scrigno in cui i sogni di molte donne si fanno tessuto, diventano realtà.

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Intervista a Chiara Vitale

In questo tuo salotto-atelier mixi il fascino dell’artigianalità ai tempi moderni, per rispondere alle esigenze di una società rinnovata e in continua evoluzione: cosa vogliono le donne oggi?
«Dire che cosa la donna di oggi desidera è molto difficile, perché penso sia un pianeta multiforme da rispettare. Così come credo che negli anni abbia acquisito consapevolezza sia delle sue doti che dei suoi difetti. C’è, però, un elemento importante, che nasce all’interno di me stessa per poi diventare il motore delle creazioni e l’atmosfera dell’atelier: ossia, l’idea che ogni donna abbia bisogno di calore armonia e bellezza. Tante volte penso che le donne, pur seguendo le tendenze della moda, non siano sempre così soddisfatte; ed è per questo che nel mio atelier, con le mie creazioni, cerco di fare in modo che ogni singola donna crei il suo canone di bellezza. Cercando di fare venire fuori la sua unicità. È a questo punto che nasce il concetto di creatività e, anche, la capacità di mettersi in ascolto. Importante, poi, è saper coordinare l’artigianalità con la modernità».

Qual è la sfida più difficile quando si lavora con la creatività?
«Essere creativi è una cosa bellissima e difficilissima, allo stesso tempo. Significa vivere e rivivere nella propria anima, nella propria interiorità, la natura, il mondo, le persone che ti circondano, la cultura in cui vivi. E poi, all’improvviso, ci sono un cielo azzurro con sfumature di colore particolari, un paesaggio, un animale, una poesia o una frase che ti fanno scattare una scintilla interiore. Da lì parte l’idea».

E nel rapporto con la cliente, la sposa soprattutto, a cosa bisogna prestare maggiormente attenzione?
«Con la sposa, come più in generale anche con le altre clienti, da parte mia c’è un atteggiamento che mi spinge a farmi poco per volta da parte. Lei è la protagonista. Nei primi incontri con la sposa, paradossalmente, io sono molto silenziosa, osservo tanto. E questo non significa che non propongo tessuti o non faccio vedere bozzetti o provare abiti; piuttosto lascio che sia lei ad orientarsi e, piano piano, costruire insieme quell’abito fatto appositamente per la sua fisicità e la sua interiorità».

A proposito di sposa, la tua ultima collezione è un omaggio all’arte: quella pittorica, però. Da dove l’idea di far dipingere a mano i tessuti?
«Facciamo subito un passo indietro. Da parte mia c’è un amore sfrenato per i fiori, soprattutto per la rosa che da sempre è l’emblema dell’atelier. Quindi, ho dato vita a questa novità della pittura dei tessuti a mano, una tecnica molto particolare: prima creiamo degli stampi ad hoc in gesso, da lì poi vengono realizzate delle forme in silicone e con queste si fa un primo passaggio di pittura. Dopo subentra la mano dell’artista che comincia a disegnare, poco per volta, tutte le varie parti del tessuti. La pittura, nel corso dell’anno, mi permette di creare diverse capsule che abbiano alle spalle una fiaba, cioè un significato».

Pensi, però, anche ai bambini: hai creato «Il borsone di Aurora», un vero e proprio set di abbigliamento (pigiama, costume, etc) da viaggio…
«C’è stato un momento, una notte, in cui ho pensato ad Aurora, un personaggio delle nostre fiabe. E mi sono detta: “Perché non pensare anche ad una bimba che decide di partire, all’ultimo minuto, con i genitori per il fine settimana?”. E come loro, dunque, anche lei deve essere autonoma con il suo borsone. Così è nato Il borsone di Aurora e all’interno custodisce 4 pezzi per trascorrere il weekend come fosse una principessa: ci sono il completo mare, con costume e copricostume; il pantaloncino corto e la sua canotta, per una passeggiata in spiaggia prima cena; il vestito da sera, per la cena con i genitori; e il pigiamino con tanto di coniglietto, per la notte».

Intervista a Chiara Vitale, il 2019 è “l’anno della rana”

Di recente hai lanciato sul mercato la tua capsule collection dedicata alla “rana dorata”, simbolo di Panama. Cosa sei andata a fare dall’altro capo del mondo?
«Tutto è nato da un invito ufficiale che ho ricevuto alla fine di agosto dall’ambasciatore italiano a Panama, Marcello Apicella. Lui, infatti, sta rilanciando il mondo in italiano attraverso le pecurialità che caratterizzano la nostra terra e il Made in Italy. Così, ho cominciato a studiare il loro mondo e sono rimasta colpita da questa piccola rana gialla con i pois neri, quasi in via di estinzione, che è proprio uno dei simboli di Panama. Ne è nata una capsule collection di 5 abiti: i primi 4 sono rigorosamente in nero – considerato il colore per eccellenza delle feste di gala – ma tutti accompagnati da gioielli in oro con Swarovski neri creati ad hoc . Il quinto e ultimo modello, invece, è il tripudio della rana: realizzato in chiffon giallo, è molto fluido, ricoperto di tulle plumetis e con una cintura con un’importante rana dorata e Swarovski neri. Infine, due ali sulle spalle fermate con due piccole rane».

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E la rana dorata è il punto di partenza della nuova collezione sposa… Cosa ci anticipi?
«La rana troneggerà sicuramente nella nuova collezione, dove ci saranno anche novità in fatto di tessuti e dove il dipinto tornerà. Ci sarà soprattutto una forte ambientazione nella natura. Il titolo, che vi svelo in esclusiva, è “La fiaba in una bolla”».

Chiara, cosa ti aspetti dal futuro adesso?
«Tutti mi hanno sempre chiamata “La fata confetto”. Ecco, allora, che sto man mano scrivendo un piccolo diario con i dialoghi avuti con le mie spose e, quindi, questo piccolo blog ribattezzato “I confetti di Chiara”. I desideri, poi, sono tantissimi. Mi piace, però, concludere questa intervista con una frase che è il mio motto quando mi fermo a pensare a quello che c’è stato e a quello che vorrei ci fosse e magari sale un po’ di ansia, un po’ di preoccupazione: “Credi con fermezza nei tuoi sogni e si avvereranno. Mira alla luna, male che vada avrai camminato dolcemente tra le stelle».

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