Alla Cavallerizza di Catania, Marco Strano ha presentato 54 creazioni che celebrano memoria, artigianato e visione contemporanea, tra Alta Moda e Bridal. (in cover, foto via ufficio stampa)
Si intitola “Ci metterò un fiore”, la nuova collezione firmata Marco Strano che interpreta la sposa 2026 attraverso un linguaggio sartoriale che unisce tradizione e ricerca.
Presso la Cavallerizza di Catania, le creazioni hanno sfilato tra richiami al patrimonio isolano e dettagli di raffinata contemporaneità . Protagonista è stato un racconto che intreccia arte, artigianato e identità siciliana.
Cinquantaquattro abiti hanno preso forma su una passerella suggestiva, accompagnata da una colonna sonora dedicata a Ornella Vanoni, musa ispiratrice della collezione e simbolo di una femminilitĂ libera e sofisticata.
Il fiore come linguaggio sartoriale, nella collezione sposa 2026 di Marco Strano
“Ci metterò un fiore” è un invito a custodire le tradizioni e a rinnovarle attraverso la mano esperta dell’artigiano e la visione della sartoria contemporanea.
Il risultato è un racconto in cui arte, artigianato e identità siciliana si intrecciano per restituire un’eleganza senza tempo.
Protagonista assoluto è il fiore, tradotto in sovrapposizioni di petali in organza di seta, modulazioni ispirate al mughetto, gonne-scultura in rafia e ampie silhouette tessute al telaio, abbinate a camicie in chiffon leggerissimo.
I volumi alternano rigore e movimento, mentre i richiami all’Andalusia e al barocco siciliano emergono nei broccati, nei pizzi eterei e nelle sete strutturate in delicate tinte pastello, evocando l’alta sartoria degli anni Sessanta.
«Ogni abito è un pezzo unico, confezionato interamente a mano: ogni sposa riceverà un capo che porterà il suo nome, non replicabile», sottolinea il fashion designer.
La collezione 2026 tra pizzi antichi e dettagli marini
Nella linea Sposa 2026, il recupero dei pizzi antichi ricamati a mano diventa gesto simbolico e creativo. Moduli floreali, grappoli di mimosa ricamati in perle su tulle, resine effetto madreperla e conchiglie trasformate in applicazioni impreziosiscono bustier e gonne danzanti, richiamando il legame profondo con il mare e con l’isola.
I materiali, tutti in filati naturali, spaziano dalla rafia al cotone sfrangiato, dal broccato di seta ai pizzi chantilly e rebrodé francesi, fino al mikado e alla charmeuse in seta Made in Italy.

La collezione 2026 si muove così tra passato e presente, riaffermando il valore dell’alta sartoria siciliana in un panorama Bridal sempre più orientato alla personalizzazione.
Per le spose che cercano un abito identitario, capace di raccontare una storia, “Ci metterò un fiore” diventa una dichiarazione di stile e appartenenza.






















