Bruno Barbieri: «Adesso voglio fare tutto ciò che non ho fatto prima»

di Paola Pizzo

Scriveva Guy de Maupassant che «le parole nere sulla carta bianca sono l’anima messa a nudo». Bisogna solo sostituire la carta con un piatto e l’inchiostro con il cibo e si può dire lo stesso per Bruno Barbieri, giudice dei programmi televisivi «Masterchef» e «Masterchef Junior» in onda su Sky; chef che vanta sette stelle Michelin, conquistate lavorando in quattro ristoranti diversi. È la sua cucina, infatti, a raccontare il suo Io, a svelarne l’anima a chi decide di soffermarsi ad assaporarla. Alla base del suo successo non possono che esserci Bologna e la nonna, ma per il futuro vuole «essere libero di sperimentare quei prodotti che non avrei mai pensato esistessero».

I suoi hanno sempre un’anima o qualche volta, magari in casa sua, riesce a cucinare qualcosa semplicemente per metterla in pancia?
«Non potrei mai cucinare così. Ho sempre detto ai mie allievi ‘dentro questo piatto ci deve essere il tuo Io’ ed è questo il mio rapporto con il cibo: di estremo rispetto».

Quando assaggia un piatto, il suo giudizio segue l’emozione o è più attento a tecnica e sapore? In fondo, è pur sempre il giudice più puntiglioso e implacabile della cucina di «Masterchef».
«Il mio giudizio, così come la creazione del piatto, segue tutti e tre i criteri: dev’essere tutto insieme, farmi ‘vedere’ e quindi emozionarmi. Implacabile io? No, sono solo una persona esigente, do e pretendo».

A proposito, è più facile giudicare grandi o piccini? Non si è mai sentito in colpa nel «cassare» il piatto di uno degli junior masterchef?
«Masterchef e Masterchef Junior sono due esperienze molto belle, ma comunque molto diverse. Entrambe, però, mi permettono di fare una delle cose che più mi piace: essere alla continua ricerca di talenti. Ci sono molti bambini che sono già dei veri talenti in erba, colgono al volo i suggerimenti e li mettono in pratica subito: sognare di diventare qualcuno, un grande chef, è bello! Poi ci sono i grandi e sono certo che anche lì, con la nuova edizione del programma, ci saranno dei grandi potenziali chef».

Momento «pettegolezzo»: meglio Joe o Linda Bastianich?
«…Meglio Bruno Barbieri!».

Facciamo un passo indietro, torniamo alle sue origini: il Bologna calcio, i tortellini e le donne della sua vita (nonna, mamma e sorella, ndr). Cosa rappresentano per lei?
«Tantissimo. Le donne della mia vita mi hanno insegnato moltissimo, grazie a loro ho imparato il valore del cibo. Mia nonna è stata fondamentale per me. Il Bologna calcio è una passione e i tortellini sono il mio essere bolognese».

Il piatto che avrebbe voluto inventare?

«Di piatti ne avrei voluti inventare moltissimi e vorrei inventarne tanti altri. Scegliere, onestamente, mi è impossibile».

E quello, invece, che ha creato lei e di cui va più fiero?
«Ogni piatto rappresenta una tappa del mio percorso, della mia ricerca».

Sul suo blog ho letto il commento di una fan che le chiedeva qual fosse il «piatto perfetto, quello orgasmico che ne vorresti all’infinito» (testuali). Le ha mai risposto?
«Ci sto ancora pensando! Però quel messaggio è uno dei molti che ho ricevuto da quando ho iniziato l’avventura del blog www.brunobarbierichef.it. Devo dire che il blog è un’esperienza pazzesca: l’aver creato un luogo, anche se virtuale, dove raccolgo diverse testimonianze di eccellenza, mi ha permesso di essere vicino a molte persone. Mi scrivono in tantissimi e l’unica pecca è che devono pazientare per ricevere le risposte, ma prima o poi arrivano».

Parliamo un po’ d’amore. Quanto conta la cucina in un rapporto di coppia?
«Conta moltissimo. Credo che per aver un buon rapporto sia fondamentale aver cura di se stessi, amarsi e coccolarsi: solo così si riesce ad amare anche la persona che si ha vicino. E la cucina è cura di sé e dell’altro, bisogna amare il proprio corpo per poter stare bene con se stessi e il cibo ha un ruolo fondamentale».

Quindi, si può davvero conquistare una persona cucinando? E lei, è un grande seduttore?
«Certo che si può! Seduttore io? Ci pensano i miei piatti».

Se dovesse descrivere l’amore con un piatto, quali ingredienti userebbe?
«Tutti i prodotti di qualità. Quelli che raccontano la storia della gente che lavora per coltivarli, che sono importanti sia per la salute che per la soddisfazione del palato».

Restando in tema ingredienti, che idea ha della cucina siciliana?
«Gli ingredienti siciliani hanno la fortuna di crescere in una terra, in una regione che produce materie prime di altissima qualità. In Sicilia si impara a cucinare in casa, con la tradizione della famiglia».

È lo chef italiano con il maggior numero di stelle Michelin insieme a Gualtiero Marchesi, quando tornerà ai fornelli di un suo ristorante?
«La mia vita è tutta un progetto. Nei trent’anni di lavoro in cucina ho rinunciato a molte cose e adesso voglio fare tutto ciò che non ho fatto prima. Sicuramente continuerò a viaggiare, mi impegnerò nella ricerca di materie prime di nicchia e di ottima qualità, voglio essere libero di sperimentare quei prodotti che non avrei mai pensato esistessero. Insomma, dopo tutte le trasmissioni, il libro “Via Emilia via da casa”, mi aspettano ancora mille emozioni. Poi, chi lo sa…».

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